Contro i burattinai del fumo

Autori: 

Dei danni del fumo si parla da anni. Ma non basta, finché da qualche parte ci sarà qualcuno che, in maniera più o meno esplicita proporrà la sigaretta come prodotto desiderabile. 

Per questo il tema dell’edizione 2013 del World No Tobacco Day che si celebra in tutto il mondo il 31 maggio è proprio l’«eradicazione» della  pubblicità, della promozione e della sponsorizzazione dei prodotti del tabacco.

Sul fatto che questa sia una strategia efficace non ci sono più dubbi, ma solo il 6% della popolazione mondiale è completamente protetta dai messaggi promozionali e in molte nazioni non sono ancora stati adottati provvedimenti adeguati.

 a essere responsabile, a vario titolo, di una quota significativa della mortalità nel mondo: un decesso su dieci tra gli adulti, pari a circa 6 milioni di persone all’anno, 600 mila dei quali fumatori passivi. Senza azioni mirate questo numero è destinato a crescere, con stime che prevedono circa 8 milioni di decessi nel 2030 (l’80% dei quali tra la popolazione dei Paesi a reddito medio o basso).

Il nostro Paese è tra i pochi in cui da anni continua a scendere il numero dei fumatori. Anche se  in alcune categorie, come le donne e i giovani, il declino è meno marcato o l’andamento è in controtendenza.

 Secondo i dati del sistema di sorveglianza Passi, in Italia fuma poco più del 28% delle persone di 18-69 anni, non ha mai fumato il 53% circa ed ha smesso il 19%. Si confermano le differenze su base geografica (si fuma di più al Centro-Sud che al Nord) e socio-economica (fumano di più le categorie svantaggiate). Quanto al fumo passivo, mentre il divieto di fumo nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro è rispettato da 9 persone su 10, la sensibilità all’esposizione in ambiente domestico è ancora migliorabile (il fumo è ammesso nel 24% delle abitazioni e comunque nel 16% di quelle in cui vivono minori). Incoraggiante comunque che le case smoke-free sono in aumento. 

Per quanto riguarda i danni del fumo nel nostro Paese, il ministero della Salute stima che siano attribuibili al fumo di tabacco in Italia dalle 70 mila alle 83 mila morti l’anno. Oltre il 25% di questi decessi è compreso tra i 35 ed i 65 anni di età, per cui il fumo rappresenta la prima causa di mortalità precoce e di anni di vita persi in buona salute, pur essendo, in Italia come in tutto l’Occidente, la prima causa di morte prevenibile.

Aggiungi un commento