Janus

scienza, etica, cultura

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Grandi cambiamenti hanno investito la medicina negli ultimi decenni producendo lo spostamento del potere dalla singola persona all’industria della salute. È giunto il momento di ristabilire il corretto equilibrio di potere, sperimentando anche in medicina forme di democrazia.

Stefano Ciatto è mancato qualche giorno fa in un incidente stradale. Era un medico radiologo, si occupava prevalentemente di senologia e screening. Janus lo ricorda ripubblicando una sua riflessione sulla medicina difensiva.

Chi cerca di protegge la medicina difensiva? Il medico o il paziente? Ecco come la paura del contenzioso legale ha moltiplicato indagini e accertamenti. Anche quelli che secondo la scienza (e la coscienza?) dovrebbero essere evitati.

 

L’avvento del Viagra e delle altre pillole contro la disfunzione erettile ha ridisegnato i confini della sessualità prolungando la vita sessualmente attiva. Allo stesso tempo sta cambiando l’epidemiologia delle malattie a trasmissione sessuale sempre più frequenti tra gli anziani.

 
Ovunque è in crisi. Scemano le risorse. E le riforme, laddove ci sono, non riescono più a coniugare la sostenibilità del sistema con l’universalità. Che si tratti di Stati Uniti, Gran Bretagna o Italia la musica non cambia: e non è colpa soltanto della crisi economica.
Oscilla tra due opposti l’esperienza del parto. Da una parte l’eccessiva medicalizzazione che ha nell’eccesso di cesarei un esempio lampante. Dall’altra la ricerca di una naturalità spesso molto poco naturale e che a volte fa dimenticare i meriti dell’assistenza medica al parto.

Esistono almeno due tipi di artificiale: uno che vuole ampliare, controllare e modificare la natura. Un altro che vuole imitarla e riprodurre almeno qualche suo aspetto. A quest’ultimo tipo di artificiale fanno capo i naturoidi, entità che da secoli accompagnano l’uomo

Il caso di un ragazzo privo di una gamba ammesso a partecipare a un torneo di calcio offre un nuovo spunto per riflettere sul rapporto tra sport e disabilità. Ma anche di quello tra salute e malattia: sicuri che queste persone possano essere definite «malate»?

Nonostante i prezzi ben più alti rispetto ai prodotti tradizionali, i consumi di cibi biologici sono ormai esplosi. Siamo convinti che sia più sano, più gustoso e che abbia un minore impatto sull’ambiente. Ma molte delle credenze di cui ci nutriamo non sono vere

Batteri che degradano il petrolio o i pesticidi. Vegetali in grado di fornire le sostanze necessarie a produrre la gomma o analoghi della plastica. Microrganismi usati come fonti di energia a impatto zero. Ecco come la biologia sintetica sta rispondendo alle emergenze ambientali.

Il numero e la varietà dei test genetici aumentano in continuazione e, di conseguenza, aumentano le perplessità di chi vorrebbe contenerne l’uso e le proteste di chi invece li vorrebbe disponibili per tutti senza complessi vincoli normativi. Un dibattito ancora completamente aperto.

 

Esistono casi in cui ragioni di sicurezza possono giustificare limitazioni alla libera circolazione dei risultati scientifici? Su questo tema, due studi recenti sul virus dell’aviaria hanno diviso in due il mondo della ricerca. 

E il dibattito non sembra destinato spegnersi presto. 

Cresce il numero di malati in attesa di trapianto che si affidano a internet e ai social network per trovare un donatore. Una nuova opportunità, ma che nasconde grandi rischi. La donazione tra viventi uniti da vincoli familiari o d’affetto resta la migliore soluzione alla carenza di organi.

Le banche dati ci sono, ma possono essere usate a livello centrale solo per fini amministrativi. E così gli screening o il follow up dei pazienti oncologici sono a rischio. Intanto, molte agenzie di sanità pubblica regionali diventano di fatto organi amministrativi.

Sono l’autonomia e la dignità del malato l’anima delle ultime linee guida della Società spagnola di cure palliative. Al medico, invece, il delicato compito di accompagnarlo nel suo difficile percorso e ascoltarlo, senza affrettare i tempi né giudicare.

La commissione Grandi rischi avrebbe fornito «incomplete, imprecise e contraddittorie informazioni» alla vigilia del terremoto dell’Aquila. La logica della scienza, che al massimo riduce l’incertezza, si scontra con quella del diritto che ha due sole opzioni: innocente o colpevole?
Tra analisi genetiche e nuove tecniche di imaging, le neuroscienze irrompono nei tribunali mentre le acquisizioni della ricerca mettono in crisi i concetti di colpa e innocenza ma sembra che scienza e diritto stiano trovando un modo per convivere.

Da Sherlock Holmes a Grissom, uno dei protagonisti del serial televisivo Csi, la tecnologia scientifica ne ha fatta di strada nelle cittadelle del diritto. Ma possono poliziotti, giudici e avvocati tenere il ritmo degli incessanti cambiamenti della ricerca scientifica

Lo ricordiamo come il presidente del New Deal o di Pearl Harbour, ma Franklin Delano Roosevelt prima di tutto fu un malato. Colpito a 39 anni dalla poliomielite, per tutta la vita condusse una battaglia pubblica contro la malattia. Fu anche grazie al suo impegno che si arrivò al vaccino.

I gruppi di acquisto online permettono di accedere, a prezzi stracciati, a servizi altrimenti fuori dalla portata di molti. E che molti, altrimenti, non avrebbero mai pensato di poter desiderare. Tra le offerte molte prestazioni sanitarie, alla faccia dell’appropriatezza.

La crisi economica non accenna a placarsi e le misure per fronteggiarla diventano sempre più dure. Tagli, ticket, blocco del turnover. A pagare il prezzo più alto rischia di essere il Servizio sanitario nazionale e i valori che porta con sé: primo tra tutti l’uguaglianza

Il potenziamento biomedico dei singoli individui può causare grandi discriminazioni? Oppure occorre ripensare le istituzioni sociali perché diano ampio accesso a queste nuove possibilità qualora sia provato un elevato rapporto fra benefici e costi? 

Qual è il vero aiuto allo sviluppo e come si può dimostrare scientificamente che sistemi sanitari gratuiti e sostenibili si trasformano nei paesi più poveri in veri motori di crescita? Una riflessione che prende il via dall’ultimo libro di Paolo Rumiz da parte di un epidemiologo da vent’anni impegnato in Uganda. 

Le ragioni di una Slow Medicine e la cultura del rispetto. Per immaginare un modo diverso di intendere la relazione di cura, prima di cercare soluzioni a problemi specifici.

 

 

Un sistema sanitario pubblico può evitare che le differenze sociali si trasformino in diseguaglianze di salute. Un caso tratto dai programmi organizzati di screening italiani lo dimostra.

 

L’introduzione in Italia della valutazione degli esiti attraverso l’azione di un programma nazionale parte in condizioni sfavorevoli, in una fase di grave crisi economica e sociale del paese. E tuttavia trova energie nella voglia di competere di professionisti e imprenditori, pubblici e privati. 

Il senso di sradicamento del migrante pervade la nostra società, ieri, quando eravamo noi a emigrare, come oggi, che siamo tra le destinazioni del flusso migratorio. La comprensione della specificità culturale e umana dello straniero, il rispetto, possono restituire dignità e senso a chi vive una condizione di totale dipendenza.

Una riflessione sulle politiche di sostegno al welfare nei confronti degli immigrati, che parte dalla reazione degli operatori alle norme del pacchetto sicurezza e spiega perché il diritto all’assistenza sanitaria debba essere senza esclusioni.

 

Applicare lo stesso criterio a persone diverse non è un principio di uguaglianza, ma il suo contrario. La strada dell’equità nella salute passa per il riconoscimento e la presa in carico delle differenze. Una strada difficile in un mondo sempre più complesso e che l’attuale approccio alla crisi rischia di far saltare del tutto.