È stata approvata nei giorni scorsi la legge che istituisce il Registro Tumori in Campania, dopo il sì raggiunto all’unanimità – con 54 voti - in consiglio regionale. Il provvedimento prevede che vengano erogati dei finanziamenti alle Asl, non stornabili, per rendere disponibili in rete i dati sull’incidenza tumorale relativi a tutta la regione Campania (finora erano stati coperti soltanto circa quaranta comuni). In questo modo sarà possibile individuare le correlazioni tra gli aumenti registrati dei casi di cancro e i fattori ambientali più incidenti nel rischio di sviluppare tumori. Tra questi, si tratta soprattutto della presenza sul territorio delle province di Napoli e Caserta di un numero elevato di discariche abusive e lo smaltimento di liquidi tossici.
È stata la rivista scientifica internazionale The Lancet Oncology, pubblicando nel 2004 uno studio di Kathryn Senior e Alfredo Mazza del CNR di Pisa, a definire l’area compresa tra i comuni di Nola, Acerra e Marigliano come Triangolo della Morte, considerando gli indici di mortalità per tumore in questa zona più alti rispetto alla media italiana. Secondo quello studio, le percentuali più alte di casi di mortalità per tumore riguardano fegato (38% a fronte del 14% su media nazionale), vescica (22.9 % / 16.6%), sistema nervoso (8.5% / 6.2% ).
È del 2007, inoltre, uno studio condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Istituto Superiore di Sanità, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e la Regione Campania che ha monitorato la mortalità per tumori e le malformazioni congenite nel periodo 1994 – 2002 in 196 comuni campani. I risultati hanno dimostrato come «la mortalità per tutte le cause è risultata in eccesso significativo per gli uomini del 19% nei comuni della provincia di Caserta e del 43% nei comuni della provincia di Napoli; per le donne del 23% nella provincia di Caserta e del 47% nella provincia di Napoli».
Sebbene la presenza di sostanze inquinanti come la diossina sia stata accertata già nel 1987 - con un decreto del Ministero dell'Ambiente definiva Acerra territorio «ad elevato rischio di crisi ambientale», sia per le attività illecite di smaltimento dei rifiuti sia per le attività della Montefibre, l’istituzione del registro dei tumori va finalmente a colmare la grave assenza di un archivio di riferimento indispensabile per la regione Campania.
All’approvazione unanime da parte di tutte le forze politiche, si accompagna però il coro di polemiche dei comitati antidiscarica, del Laboratorio Insurgencia, del Movimento 5 Stelle e dell’Isde (Associazione Internazionale dei Medici per l’Ambiente - http://www.isde.it/) proprio per l’estromissione dei Medici per l’Ambiente dal comitato tacnico-scientifico.
Antonio Marfella, dell’Isde, ha così commentato il modo in cui la legge è stata approvata: «Anche stavolta la politica ha perso una bella occasione per mostrare la massima trasparenza nella elaborazione e nella pubblica discussione tecnica e comunicazione dei dati. Il Presidente Nazionale dell’Ordine dei Medici nei mesi scorsi ha pubblicamente affermato che non si può essere primari in Italia senza essere lottizzati politicamente. La Regione Campania, eliminando i Medici dell’Ambiente, promotori ed estensori della prima bozza della legge, persino come uditori gratuiti, ha ribadito che non solo non si può essere primari, ma nemmeno uditori gratuiti senza il consenso dei partiti».
Saranno le Asl e l’Istituto Tumori Pascale – uno dei più importanti centri oncologici italiani - a coordinare il progetto di creazione del registro. Le associazioni promettono di vigilare costantemente affinché la legge venga attuata, anche perché «la stessa pecca di trasparenza».

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