Egualmente diseguali: qualcosa sta cambiando?

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A volte a fare notizia è proprio la mancanza di notizie: due fatti per esempio, nell’ultimo periodo, mi hanno fatto pensare che qualcosa stia davvero cambiando nella nostra cultura e nel modo in cui guardiamo al mondo della disabilità. Nessuno, mi pare, ha fatto notare la scelta coraggiosa di Donna Moderna che ha fatto protagonista di un servizio di moda una bellissima donna disabile; nessun rilievo è stato dato al fatto di avere un ministro privo di un braccio. Nelle paginate di giornale dedicate alla nuova squadra di governo, in cui si descrivevano i curricula professionali, spulciando nelle carriere dei “professori”, non sono mancate, come sempre, le note di colore, per quanto senza dubbio tra questi colori prevalga inequivocabilmente il grigio (come ha detto Maurizio Crozza, in una delle sue fulminanti battute, «i fotografi scattavano a colori e si ritrovavano immagini in bianco e nero»). Ma anche su questo si sono versate paginate di inchiostro, dedicate soprattutto al look delle nuove ministre, tacchi bassi e filo di perle; così diverse, in questo, da quelle uscenti. Molto si è insistito su questa diversità, ma neanche una parola sulla diversità di avere un ministro con un’evidente disabilità.

Scommetto che vent’anni fa questa sarebbe stata la diversità sottolineata dalla stampa, magari anche in senso positivo, come segno di una conquistata uguaglianza dei diritti. Invece oggi nessuno che abbia osato rispondere alla curiosità che spontaneamente sorgeva notando la manica vuota della giacca infilata nel taschino dell’impeccabile tailleur del nuovo ministro della giustizia. Questo elegante sorvolare, forse imposto o richiesto dall’alto, ha prodotto in ogni caso un effetto benefico e quasi miracoloso: che della propria curiosità -- ripeto, a mio parere del tutto naturale – ciascuno un po’ si vergognasse. Si può essere un ottimo ministro della giustizia con questa disabilità? Ovviamente sì. E allora è irrilevante se si tratta di un difetto congenito o se è frutto di una malattia o di un incidente, più irrilevante dei due bei nipotini biondi che alla cerimonia del giuramento hanno attirato l’attenzione del Presidente Napolitano.

Mentre macinavo queste considerazioni mi è capitata tra le mani la copia di fine novembre di Donna Moderna. Già da qualche mese la rivista ha dato una svolta al modo tradizionale di presentare la moda: con l’iniziativa “Moda solo con donne vere” ha detto basta alle modelle dalla struttura fisica e dalla bellezza irraggiungibili, fotografate in contesti altrettanto improbabili. I responsabili del casting girano l’Italia alla ricerca di persone “normali”, in cui le lettrici possano facilmente riconoscersi. Ed è bellissimo, io trovo, che già dai primi numeri che hanno inaugurato questa nuova immagine del giornale subito sia stata scelta anche una mamma di 46 anni che a 27 si è ritrovata in sedia a rotelle a causa di un incidente stradale. La carrozzina non è nascosta nelle foto, ma nemmeno ostentata. Non c’è riferimento al servizio in copertina, né si fa cenno alla disabilità nel titolo o nel sommario dell’articolo. Non si è voluto fare uno scoop, destare curiosità. Volete donne normali? Anche queste lo sono. Riflettendo così ho ripensato all’ultimo numero di Janus, intitolato Egualmente diseguali, un titolo geniale a mio parere, le cui mille sfaccettature non si potevano esaurire in un unico volume. E mi sono ricordata di Rain man, il famoso film con Dustin Hoffman e Tom Cruise, di cui ho rivisto poco tempo fa la versione teatrale messa in scena dalla Compagnia della Rancia: una storia bellissima che sovverte gli stereotipi, in cui un giovane di successo, brillante e teoricamente sano, impara la forza dei sentimenti proprio da chi, come il fratello autistico, per la sua disabilità dovrebbe essere incapace di esprimerli. Perché tutti siamo normali e tutti siamo unici, egualmente diseguali. 

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