Niente di nuovo sotto il sole, per gli addetti ai lavori. Ma per il grande pubblico sarà uno shock leggere Bad Pharma, il libro uscito in questi giorni in Gran Bretagna e già disponibile online nella versione per e-book. Lo ha scritto Ben Goldacre, medico, scrittore, giornalista, autore di un libro analogo sugli inganni della scienza in generale, Bad Science, da cui ha preso il nome anche il suo sito e la rubrica che tiene regolarmente su The Guardian.
La tesi di Goldacre è audace: «I farmaci non funzionano» ha intitolato l’ultima puntata, dedicata alla presentazione del volume. E se non funzionano è perché le case farmaceutiche, volutamente, nascondono i risultati degli studi che solo loro, o quasi, ormai si possono permettere di finanziare, ingannando così le autorità regolatorie e i medici, prima ancora dei pazienti a cui vogliono rifilare i loro prodotti.
Il testo argomenta queste affermazioni con i tanti scandali degli ultimi anni, che tutti insieme fanno “lo” scandalo di questo sistema. Un sistema in cui i medicinali sono testati dalle stesse persone che li producono, in trial mal concepiti, su piccoli numeri di pazienti che non rappresentano la popolazione generale e i dati sono analizzati in modo da amplificare i benefici dei trattamenti e nasconderne i rischi.
I medici stessi, lui per primo, come racconta nel libro, sono ignari di quel che prescrivono, non avendo altro strumento che la letteratura scientifica per sincerarsi della sicurezza e dell’efficacia dei prodotti che danno ai loro malati. Ma quanto è attendibile questa stessa fonte se i dati negativi non sono resi pubblici? Se quelli sui rischi nascosti?
Goldacre riferisce di un famoso studio condotto nel 2010 analizzando i trial riguardanti cinque delle più importanti classi di farmaci sul mercato: su più di 500 lavori, l’85 per cento di quelli sponsorizzati dall’industria davano risultati positivi, che invece emergevano solo nella metà di quelli finanziati con denaro pubblico. E via così con tutti gli altri casi tratti dalla cronaca recente.
Non ci sono però solo le case farmaceutiche nel mirino di Goldacre. Dalla sua impietosa analisi non si salva nessuno, dalle agenzie regolatorie ai medici che si lasciano corrompere, da chi comunica le notizie al pubblico alle riviste scientifiche che sempre meno esercitano il loro ruolo di controllore.
Insomma, il sistema della medicina, secondo la brillante penna d’Oltremanica, si è rotto. E solo se il pubblico raccoglierà l’atto d’accusa contenuto in questo libro, e, infuriato, cercherà di ribellarsi a questo sistema, c’è speranza che si possa tornare a curare le persone.
Ma giovane e impetuoso Goldacre avrà ragione?
Le cose che scrive sono vere e documentate. Ma non rappresentano tutta la realtà. Negli ambulatori e negli ospedali si sconfiggono quotidianamente malattie considerate fino a pochi decenni fa incurabili. E lo si fa, occorre dirlo, anche grazie agli investimenti miliardari di questa Bad pharma che supplisce alla mancanza di visione delle istituzioni pubbliche, le quali tagliano invece di sostenere la ricerca. Lo fanno per profitto, certo, e non farebbero male a inserire qualche elemento di etica nella valutazione dei loro bilanci, ma non si può negare che almeno lo facciano.
Le lucide osservazioni di Goldacre vanno quindi prese sul serio e tutti coloro che hanno potere per farlo dovrebbero intervenire nei modi che tanti ricercatori indipendenti hanno proposto in questi anni.
Ma sarebbe un problema se passasse l’idea che comincia a serpeggiare dal lancio del volume: “le medicine non funzionano, sono tali e quali ai rimedi omeopatici. E allora che differenza c’è? E allora perché prenderle, con gli effetti collaterali che mi provocano?”
Se questo fosse il messaggio che arrivasse al pubblico il danno di questo libro sarebbe molto maggiore del bene che invece potrebbe fare se servisse invece a illuminare le coscienze di chi si trova in condizione di decidere del benessere di tanta gente.

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