È potenzialmente esplosivo lo scenario emerso dall’audizione dell’Ania (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici) presso la Commissione errori del SSN della Camera dei deputati.
In quindici anni le denunce a carico di sanitari per malpractice sono triplicate: nel 1994 i casi erano 9.567 arrivando a 33.682 nel 2010.
Di pari passo si riducono i margini per le assicurazioni. «Circa l’80% delle denunce di errori o malpractice medica porta a un risarcimento assicurativo, che in media costa alla compagnia il 160% rispetto al premio incassato», ha spiegato il direttore generale dell’Ania Dario Focarelli.
Il risultato è che i premi assicurativi aumentano e questo sta producendo a cascata un preoccupante fenomeno: la disdetta delle polizze.
Nel 2011 sono state disdette il 15% delle polizze alle strutture sanitarie. Di queste, un terzo è stato disdetto per volontà della compagnia che non di rado ritiene che il sistema di prevenzione della struttura sia talmente poco efficace che è impossibile assicurarle, il rimanente dalle strutture sanitarie stesse in quanto le nuove condizioni tariffarie non sono state ritenute convenienti. E a fare questa scelta sono più spesso le strutture pubbliche.
Il rischio è quello evidenziato dal presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori e disavanzi sanitari, Antonio Palagiano: se le Asl non «non sono coperte da alcuna polizza […] non si rendono in grado di garantire al paziente, in caso di procedimenti per eventi avversi conclusi con una condanna, eventuali rimborsi dovuti».

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