Non solo i Pronto soccorso. Nella sanità romana, al collasso c’è anche la neuropsichiatria infantile. E non una a caso, ma l’istituto che in Italia ha dato i natali alla disciplina per mano di Giovanni Bollea: quello di via dei Sabelli a Roma che fa capo al Policlinico Umberto I della capitale.
Il lamento del personale di via dei Sabelli non è molto diverso da quel che si sente sempre più frequentemente in giro per l’Italia: soprattutto, la carenza di organico medico specialistico e di personale assistenziale, che rende difficile il mantenimento dei Livelli essenziali di assistenza.
Nè sono diverse le richieste. «Chiediamo l’assunzione di nuovi operatori, la stabilizzazione dei contratti Co.Co.Co., l’internalizzazione delle ditte d’appalto utilizzate per l’assistenza diretta, per poter garantire qualità ed efficacia al nostro lavoro e alla nostra risposta sanitaria», scrivono in una nota.
Senza queste misure sottolineano, non è possibile «mantenere in vita l’assistenza sanitaria all’interno di una realtà specialistica e importante».
Quello di via dei Sabelli è un centro da 6000 visite e più di 700 i ricoveri l’anno. Il tutto garantito da 10 neuropsichiatri infantili e da un organico carente. Non stupisce che i tempi di attesa per i pazienti in emergenza possano arrivare a 30 giorni mentre per un trattamento di psicoterapia anche a 5 mesi.
«Dare un appuntamento per una prima visita in ambulatorio generale dopo 6 mesi; non avere un posto letto per un adolescente con un esordio psicotico e lasciarlo per giorni ricoverato, in modo improprio, in un Spdc [servizio psichiatrico di diagnosi e cura, dovrebbe servire per una prima risposta agli eventi acuti] o a rischio di agiti violenti auto o etero diretti in famiglie impossibilitate e incapaci a contenerlo e a proteggerlo; rimandare di 8 mesi un intervento articolato per una disabilità dello sviluppo, rischiando l’aggravamento di queste patologie contro ogni intervento preventivo e contro la nostra esperienza e capacità professionale; fare aspettare 4 mesi per un elettroencefalogramma; rimandare sui territori, ormai privi di molti servizi, per una logopedia, per una psicoterapia, per una continuità terapeutica, ben consci che ci saranno altre attese, altre difficoltà, altri rifiuti nel pubblico e un’offerta unicamente nel privato: tutto questo non ci permette di poter garantire a bambini e giovani il diritto a crescere», sottolineano i sanitari dell’Istituto che il 27 febbraio celebreranno un simbolico funerale della neuropsichiatria infantile.

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