Ora basta con queste pillole

Il mantra è «Tutti a casa». Il metodo: il taglio con l’accetta. Il risultato sperato: la palingenesi. 

Mentre i televisori vomitano il clima politico e sociale di questo strano momento della storia italiana, nei giorni scorsi Alberto Donzelli, che è responsabile del Servizio Educazione all’Appropriatezza ed EBM della ASL di Milano, pubblicava su Salute Internazionale un articolo (“Spending Review. Le (vere) istruzioni per l’uso”) che con pochi, semplici, esempi mostrava come la spesa del Servizio sanitario sia profondamente riformabile se solo si guardasse ai problemi sine ira ac studio e facendone conseguire comportamenti coerenti. Affidandosi, in pratica, a quella che in medicina viene definita appropriatezza e che non significa altro che dare alla persona giusta l’assistenza giusta soltanto se ne ha realmente bisogno.

Per esempio, notava Donzelli «la spesa pubblica per gli antipertensivi, sartani e ACE-inibitori (ACE-i) è di 1.600 ml di € complessivi nel 2011, con i sartani che coprono il 44% delle dosi e il 75% della spesa. Tuttavia, gli ACE-i dovrebbero essere i farmaci di prima linea, sostituiti dai sartani se non tollerati. Dunque, una prescrizione razionale dovrebbe vedere le dosi totali così ripartite: 10% sartani, 90% ACE-i, […] Così il Ssn risparmierebbe 670 ml di €/anno». E un ulteriore risparmio si otterrebbe se tra gli ACE inibitori si usassero farmaci che a partià di efficacia hanno costi minori. 

Ancora: «la spesa pubblica 2012 per le statine è stimata in circa 600 ml di €. Se si utilizzassero solo o quasi statine equivalenti, con buon rapporto efficacia-prezzo, la spesa sarebbe molto diversa»: «il SSN risparmierebbe circa 200 ml di €/anno».

Soltanto due esempi e siamo già a un miliardo di euro di possibili risparmi. 

E l’elenco proposto Donzelli , che riguarda non solo i farmaci, ma anche gli esami diagnostici e i dispositivi medici, continua senza neanche avere la pretesa di essere esaustivo (leggi l’articolo a questo indirizzo: http://www.saluteinternazionale.info/2013/03/spending-review-le-vere-istruzioni-per-luso/ ).

Quello suggerito da Donzelli è apparentemente semplice: per risolvere problemi complessi è necessario che sia la conoscenza a guidare i comportamenti medici. È un metodo che ancora fa fatica ad affermarsi, come gli esempi proposti dimostrano, ma sulla cui utilità ed efficacia non pare esserci ombra di dissenso. 

Cosa c’entri tutto ciò con il clima politico è presto detto: il timore è che si faccia sempre più forte la voce di quanti all’appropriatezza preferiscono la sospensione della cura, alla problematizzazione la semplificazione. Come se ritirando dal mercato i farmaci di cui in passato si è abusato si risolvessero i problemi.

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