Potrebbe avviarsi verso una pericolosa china il servizio sanitario pubblico inglese se la bozza di linee guida sul parto cesareo, su cui sta lavorando il National Institute for Health and Clinical Excellence (Nice), venisse approvata in questa versione.
Le nuove linee guida prevedono infatti che la donna possa richiedere il taglio cesareo anche in assenza di indicazioni mediche. Il medico ha tutto il diritto di tentare di dissuaderla prospettando rischi e benefici del cesareo rispetto al parto fisiologico e può persino rifiutare di eseguire l’intervento, ma è obbligato a segnalare alla donna un collega disposto a farlo.
Una novità assoluta per il sistema sanitario di Sua Maestà che finora non contemplava il cesareo su richiesta materna nelle strutture pubbliche.
Le femministe esultano. “È tempo che le donne che non hanno desiderio di vedere il parto come un rito di passaggio alla maternità abbiano la possibilità di scegliere il modo di partorire il proprio bambino”, ha commentato Pauline Hull, ex giornalista della Bbc e animatrice di un blog sul tema. “La cosa importante per me è incontrare il mio bambino, non l’esperienza del parto”, ha aggiunto.
Di certo è strano che in un momento di così grave crisi economica che nel Regno Unito mette in discussione la sopravvivenza di servizi essenziali come i programmi di screening (leggi il dibattito di questi giorni sul British medical journal, link 1, link 2) venga un apertura al cesareo su richiesta, che rappresenta l’opzione più costosa (un cesareo elettivo costa 800 sterline in più rispetto al parto fisiologico). Ancor più bizzarro che a farlo sia quello stesso organismo che stoppa un farmaco oncologico se è troppo costoso rispetto ai benefici offerti.

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