Da una parte il paziente che in virtù delle sue convinzioni religiose rifiuta un trattamento: la trasfusione di sangue. Dall’altra i medici che temono che non somministrando la cura che ritiene più opportuna per salvare la vita al paziente possano essere denunciati per omicidio del consenziente.
I medici effettuano la trasfusione dopo aver richiesto parere alla procura, nonostante il paziente, testimone di Geova, abbia espresso per 17 volte il dissenso all’intervento. E il paziente li denuncia. Ora rischiano di andare a giudizio per lesioni colpose, violenza privata e somministrazione di trattamento sanitario non voluto.
Il fatto è accaduto a Torino nel 2006. Ma solo in questi giorni è arrivato davanti al Gup e potrebbe essere rimandato alla Corte Costituzionale riscrivendo la giurisprudenza in materia di trattamenti sanitari non desiderati.

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