Sano come un pesce, esami del sangue a parte. A quanti anziani si applica questa definizione? A parecchi. Lo sanno bene sia i medici per i quali la gestione di queste persone rappresenta un autentico dubbio amletico («Curare o non curare gli esami di laboratorio alterati?»), sia gli assistiti che spesso, raggiunta una certa età senza troppi acciacchi si tengono prudenzialmente lontano da ambulatori e ospedali. Lo conferma uno studio spagnolo pubblicato su Maturitas che ha determinato in un gruppo di circa 600 ultra65enni in apparente buona salute i più comuni parametri di laboratorio riscontrandoli spesso fuori norma. «Le brutte sorprese sono state tante: un quarto degli anziani aveva livelli di glicemia o di uricemia oltre il limite, per non parlare del colesterolo totale che era eccessivamente elevato in più della metà dei casi», riferisce José Carlos Millán-Calenti, primo firmatario dello studio. «Se consideriamo i criteri diagnostici internazionali, non aveva mai ricevuto una diagnosi di diabete quasi un terzo delle persone classificabili come tali in base a criteri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità; stesso dicasi per i valori di colesterolo LDL, dove i tre quarti dei soggetti superavano la soglia di rischio cardiovascolare secondo le linee guida europee», prosegue il geriatria. Ma questi anziani, probabilmente tutti allarmati dagli esiti, saranno tutti malati o tutti sani? Difficile a dirsi e quindi difficile sciogliere il dubbio amletico sul curare o non curare. «La risposta potrà venire dalla messa a punto e dall’adozione di valori di riferimento per gli esami di laboratorio specifici per la popolazione anziana. Solo così i medici potranno formulare diagnosi corrette e decidere trattamenti appropriati».
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Grazie per ciò che hai
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