Sta facendo il giro del mondo la notizia che negli anni Sessanta almeno 6 bambini viennesi siano stati intenzionalmente infettati con la malaria per testare la capacità dell’infezione di curare presunte malattie psichiatriche. Presunte perché tra i bambini trasformati in cavie almeno due di essi di psichiatrico avevano ben poco. Erano stati considerata “ribelli” dai genitori o presentavano aspirazioni considerate poco sane: fare l’attore.
Sulla vicenda stanno cercando di fare chiarezza le autorità austriache che sembrano convergere sulla credibilità dei testimoni: sono infatti troppo simili le storie raccontante per poter essere il frutto di un’invenzione.
A dare ulteriore credibilità alla vicenda, inoltre, è il fatto che, dopo la diffusione del chinino e quindi della capacità di controllare la malattia, la pratica di impiegare la malaria come stimolante del sistema immunitario non fu così rara. La tecnica fu impiegata contro la sifilide e non è mancato nemmeno chi l’ha sperimentata per verificare la capacità di contrastare il virus dell’Hiv.
Quanto ai bambini infettati, raccontano di essersi visti inoculare sangue infetto che ha provocato lo sviluppo di febbre alta. Si è poi passato al trattamento con basse dosi di chinino per un paio di settimane fino a un’ultima “bomba” ad alto dosaggio.
Ma non prima che il loro sangue fosse prelevato e iniettato in un altro bambino.
- La notizia sull’Huffington Post
- La notizia sul Washington Post

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