Janus

scienza, etica, cultura
/ news

Lo strano caso dell’etica senza trasparenza. La risposta

Autori: 
Pubblicato il 15/02/2026

Riceviamo e pubblichiamo la risposta di Ispe-Sanità a un nostro articolo pubblicato lo scorso 1 febbraio.

Recita un proverbio nato con il mondo che «la fretta è cattiva consigliera».

Ora, sarebbe facile, per noi membri del neonato Istituto per la Promozione dell’Etica in Sanità – Ispe-Sanità, appellarci alla fretta quando abbiamo deciso di annunciare all’universo mondo la nostra esistenza affidandola al web (www.ispe-sanita.it). 

Niente paura: il webmaster che per ora collabora gratuitamente con l’Istituto ci insegna che il work in progress è costitutivo di ogni sito sul web. Analogamente, sempre perché «la fretta è cattiva consigliera», troverebbe semplicistica spiegazione anche la redazione del pezzo pubblicato in data 1 febbraio “Lo strano caso dell’etica senza trasparenza”

Dove, prendendo le distanze anche dai dati pubblicati sul Rapporto Transparency International 2011, («con cifre su cui è lecito dissentire», si legge), si chiede trasparenza perché la «battaglia pro-etica di cui si è fatto paladino l’Istituto per la Promozione dell’Etica in Sanità» sia credibile. 

Domanda certamente da non trascurare ma anche fatto perlomeno ironico per un Istituto che ha, quale partner scientifico, proprio Transparency International. 

Dunque, senza dubbio grati alla redazione di Janusonline per la loro attenzione, ci dobbiamo chiedere: cosa ha portato Janusonline, storica testata dedicata a “scienze, etica, culture”, a pubblicare un pezzo dedicato alla nostra comunque neonata attività?

Anzitutto, anche se «la necessità di un copioso bagno d’etica della nostra sanità» sembra non essere pienamente condivisa dalla redazione di Janusonline, la presenza in esso di una sezione dedicata a “Etica, equità, risorse” sembra renderlo quasi doveroso. 

E infatti all’Ispe-Sanità viene riconosciuto un «intento lodevole. Che merita di essere promosso, diffuso, fatto proprio». Ma … «che nasce con un vulnus: nell’intero manifesto dell’organizzazione (che aspira a fare della sanità un “laboratorio sperimentale per una società fondata su un rinnovato e ritrovato patto etico”) non si cita una sola volta la parola trasparenza».

Ora, nel profondere i nostri più sinceri complimenti alla redazione per la pazienza con cui si è letta tutti i testi finora pubblicati sul sito www.ispe-sanita.it, eppure, benedetti amici di Janusonline, se proprio la cosa vi suonava strana potevate anche telefonarci (vv. il menu Contatti!). 

Ebbene, vorremmo rassicurare i lettori che è e sarà nostra cura fornire loro altre e sempre più esaurienti fonti di informazione. 

Intanto sul web. Chi vuol seguire le nostre vicissitudini può mettere un “mi piace” alla corrispondente pagina su Facebook, partecipare ai nostri dibattiti su LinkedIn oppure twittare tra ashtag e cancelletti.

Tutte fonti d’informazione web che, si diceva, vanno aggiornate e arricchite. Non solo aggiungendo la parola trasparenza a quelle già significativamente presenti: legalità, integrità, etica pubblica, lotta alla corruption, etc. 

Ma dandone anche significativa testimonianza: se al momento sul sito non appaiono affiliati o sostenitori palesemente riconoscibili quali fonti di finanziamento di Ispe-Sanità è, semplicemente, perché non ce ne sono ancora. 

Ma speriamo davvero che presto, o anche prima di presto, l’universo mondo colga il senso della nostra attività e ritenga di fare un pezzo di strada con noi, Janusonline compresa. Pubblico e privato, come insegnano gli anglosassoni e i Paesi maggiormente sviluppati ed evoluti. Perché, ben consapevole delle difficoltà circostanti, l’Istituto crede che, per produrre ricerca o formare in Etica gli operatori sanitari, ci si debba dotare con pragmatismo di adeguate risorse al fine di riuscire a incidere, piuttosto che accontentarsi di gratificante quanto volatile stima e pacche sulle spalle. Ma, certamente, saranno solo i risultati ad avvalorare i nostri intenti.

Sì, però, chi ha pagato le spese dell’evento del 23 gennaio cui la stampa ha dato ampio risalto (per fortuna)? 

Nessun mistero. Sono state pagate da soci e componenti del comitato etico e scientifico dell’Istituto, tramite autotassazione, ottimizzando i costi dove possibile e contando sulla gratuita collaborazione di molti, che ringraziamo. E se ora l’indirizzo della nostra sede ricorda quello di un’agenzia di lobbying, anche qui nessun mistero. Se avessimo ritenuto che quello non fosse political correct, ebbene, “ipocritamente” avremmo scelto di pubblicarne un altro. 

In conclusione, se questo scambio di idee e doverosi chiarimenti gentilmente ospitato dalla vostra testata può avere un senso, è dunque quello di imparare a non aver fretta di esprimersi. 

Né per chi ha varato un website in progress, né per chi esercita la sua professione di giornalista, legittimamente con le antenne alzate e senza dietrologie. Grazie dell’attenzione.

Aggiungi un commento