L’assistenza sanitaria ha un costo e ogni cittadino-malato ha il diritto-dovere di conoscerlo per essere informato e responsabilizzato.
No. L’assistenza sanitaria è un diritto e non sta né in cielo né in terra che le Istituzioni facciano sentire al cittadino il peso della fruizione di questo diritto.
Si è spaccato grosso modo così il mondo della salute e dell’informazione di fronte alla decisione della Regione Lombardia di rendere noti nei referti, nelle lettere di dimissione e in ogni tipo di comunicazione ai pazienti il prezzo sostenuto dalle casse pubbliche per ciascuna prestazione.
«È un’operazione di trasparenza e corresponsabilità, che consente al cittadino di sapere in quale parte la comunità in cui vive finanzia, con le sue tasse, le prestazioni sanitarie che riceve, e a quanto ammonta il suo contributo specifico», ha commentato l’assessore lombardo alla Sanità, Luciano Bresciani. «Non ritengo umiliante che il cittadino sappia che la comunità lo sta aiutando tramite i principi della sussidiarietà», ha aggiunto inoltre in risposta all’ordine dei medici di Milano secondo cui una simile iniziativa è «umiliante perché il cittadino per essere curato dal servizio sanitario paga già la tasse».
Ma basta spostarsi di qualche chilometro - a Bergamo - perché esponenti delle locali organizzazioni mediche plaudano all’iniziativa: « Mi sembra un segno di trasparenza e responsabilità, un gesto di chiarezza e civiltà», ha affermato Guido Marinoni, segretario provinciale della Federazione italiana medici di famiglia (Fimmg) di Bergamo. «Visto che le risorse non sono illimitate è bene che tutti siano responsabilizzati».
Intanto sulla stampa si parla già di «“scontrino” per i malati» (Il Giorno, 4 gennaio). Mentre all’«inquietante prospettiva di una sanità “contributiva”» fa riferimento Riccardo Renzi (Corriere della Sera, 8 gennaio), già responsabile delle pagine di Salute del quotidiano di via Solferino. «L’atteggiamento delle autorità regionali, mi sembra quello di un padre che esclama “Ma quanto mi costi!” alla richiesta del figlio di 50 euro per andare in discoteca. E si mette a elencare le spese sostenute per mantenerlo e per farlo studiare, e ricorda una vita di sacrifici».
Ma qualcuno potrebbe obiettare che quell’elenco potrebbe convincere il figlio a mettere a miglior frutto i sacrifici paterni.

Commenti
Non è chiaro dalle
Aggiungi un commento