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Quello del sesso è un paese per vecchi

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Pubblicato il 27/04/2026

Probabilmente, nella storia della sessualità, poche date hanno diritto di nota come il 27 marzo 1998. È il giorno in cui la Food and Drug Administration, l’agenzia americana deputata all’approvazione e al controllo dei medicinali, ha autorizzato l’immissione in commercio del sildenafil citrato, il Viagra. Un nome che in breve tempo ha cessato di essere l’etichetta commerciale di un farmaco per assumere tutt’altri contorni.

Su quella che è stata definita «pillola dell’amore», «blue diamond» o semplicemente «pillola blu» si sono concentrate le attenzioni di sociologi, psicologi e di studiosi della cultura facendolo diventare, prima ancora che si affermasse sul mercato, allo stesso tempo il simbolo di una nuova rivoluzione sessuale e di una società dopata. 

Di certo, la pillola blu ha ridisegnato i confini della sessualità, trasformando il fisiologico declino maschile in un limite almeno parzialmente superabile.

La fatalità che ha cambiato il sesso

Alla messa a punto del farmaco, l’azienda produttrice (la multinazionale Pfizer) ci è arrivata quasi per caso. A metà degli anni ottanta, i ricercatori della Pfizer Central Research di Sandwich, in Inghilterra, osservano che l’inibizione di un enzima (la fosfodiesterasi 5) presente nella muscolatura liscia dei vasi sanguigni diminuisce la resistenza vascolare e riduce l'aggregabilità delle piastrine. Pensano alla messa a punto di un farmaco per prevenire l’infarto nei pazienti con angina pectoris. Ma la sperimentazione è tutt’altro che soddisfacente. Tuttavia, racconta la stessa azienda sulle pagine del proprio sito, «gli studiosi assistono a un fatto sorprendente. Alcuni uomini coinvolti nella ricerca riferiscono di un effetto collaterale piacevole: l'aumento della tendenza all'erezione».

Partono da questa osservazione gli studi che porteranno all’inizio del 1998 all’immissione in commercio del Viagra come primo trattamento farmacologico della disfunzione erettile. 

Al sildenafil - il cui brevetto scadrà nel 2013 - negli anni seguenti si sono affiancati altri prodotti (tadalafil e vardenafil) che stanno rapidamente conquistando quote di mercato, ma sarà difficile scalzare la posizione del Viagra nell’immaginario.

Un mercato in crescita

Nel frattempo, dopo un po’ di ritrosia iniziale, i farmaci per la disfunzione erettile sono diventati definitivamente di uso comune. Tanto che in Italia, secondo il rapporto Osmed, nel 2010 si trovano al terzo posto per volumi di spesa tra i farmaci acquistati privatamente dai cittadini, preceduti soltanto dalle benzodiazepine e dai contraccettivi orali.

Non è quantificabile, poi, il numero di quanti ricorrono ai mercati paralleli, in cui il Viagra e i suoi analoghi (il più delle volte contraffatti) sono i prodotti più cercati. Internet è il grande bazar, ma non l’unico. Da tempo i carabinieri dei Nas e l’Agenzia del farmaco mettono in guardia su una nuova tendenza: il mercato della contraffazione sta contagiando il territorio e non mancano esercizi commerciali, come i sexy shop, dove oltre ai sex toys al cliente viene offerto un aiutino farmacologico.

Come se non bastasse, si inaugura un nuovo trend: le pillole dell’amore sempre più spesso vengono impiegate dai giovani per aumentare le prestazioni sessuali o per vincere il timore di una defaillance. 

Una nuova vita

«Gli uomini over 65 sono i nuovi protagonisti della scena sessuale metropolitana», sono una vera e propria «viagra-generation». Ne è convinto Emmanuele Jannini, docente di Sessuologia medica all'Università dell'Aquila, assurto agli onori delle cronache qualche anno fa per aver pubblicato sulle pagine del Journal of Sexual Medicine uno studio in cui sosteneva di aver identificato il fantasmagorico punto G. Nel corso di un convegno dedicato alla Medicina della riproduzione ha spiegato come, grazie ai progressi farmacologici, «c’è una nuova coscienza della dignità sessuale, che spetta a tutti».

Tanto che è proprio grazie alla pillola blu che gli anziani «sempre più spesso lasciano la moglie coetanea per unirsi a extracomunitarie più giovani», ha aggiunto.

Al di là delle note di costume, di certo le pillole dell’amore un qualche ruolo hanno giocato nella persistenza dell’attività sessuale fotografata da uno studio pubblicato sugli Annals of Internal Medicine nel dicembre 2010. Il campione scelto dai ricercatori era composto da circa 3.000 over 75 australiani. Secondo i dati rilevati, circa un terzo riportava di avere avuto almeno un rapporto sessuale nell’ultimo anno. Tra gli uomini sessualmente attivi, anche ultranovantenni: l’11 per cento degli uomini di questa età asseriva di aver svolto attività sessuale nell’ultimo anno.

Dati, questi, non dissimili da quelli che un paio d’anni prima aveva pubblicato il New England Journal of Medicine in uno studio che ha dato un importante contributo a sfatare il mito che il sesso non sia affare da anziani. La ricerca ha mostrato infatti come la prevalenza dell’attività sessuale scenda costantemente dopo i 55 anni, ma non si esaurisca mai del tutto. Dichiarava di fare sesso il 73 per cento delle persone di età compresa tra i 57 e i 64 anni, il 53 per cento tra i 65 e i 74 anni e il 26 per cento tra i 75 e gli 85 anni. Interessante il fatto che, a tutte le età, i maschi fossero sessualmente più attivi rispetto alle donne e che circa il 14 per cento delle persone di sesso maschile dichiarasse di assumere farmaci contro la disfunzione erettile.

Effetti inattesi

Già allora, qualcuno sollevò un problema. «Un corollario taciuto ma importante di questo studio è l’importanza di considerare la possibilità delle infezioni a trasmissione sessuale negli anziani», sottolineavano in una lettera alla rivista Nuala Caffrey e Desmond O'Neill dell’Adelaide and Meath Hospital di Dublino. «Diversi studi hanno già dimostrato l’adozione di comportamenti sessuali a rischio negli anziani ma l’informazione sulle malattie a trasmissione sessuale in questa popolazione è carente».

A cinque anni da quella pubblicazione, arriva la conferma che quelle preoccupazioni erano fondate. I dati rilevati dal sistema di sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità sulle infezioni da Hiv e Aids e su quelle a trasmissione sessuali in generale mostra infatti che le infezioni stanno aumentando proprio nella fascia di età compresa tra i 45 e i 65 anni. E non di poco. L’incremento dell’incidenza arriva fino a 10 volte rispetto a dieci anni fa.

«È il caso della sifilide», ha spiegato la direttrice del Centro operativo Aids dell'Istituto superiore di sanità Barbara Suligoi sulle pagine di Epicentro, il portale del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Iss. «Tra il 2001 e il 2009 la sorveglianza ha registrato nel nostro Paese un aumento di 10 volte delle infezioni per gli over 45, che costituiscono ormai un quarto dei casi totali. In questa fascia d’età, i più colpiti sono gli uomini, perché la patologia colpisce principalmente gli omosessuali. Tra i giovani, invece, i casi di sifilide sono aumentati di 2 o 3 volte al massimo». Non va molto diversamente per i condilomi e la gonorrea. I dati relativi al periodo 2004-2009 mostrano un raddoppio del numero di casi tra gli adulti ultra quarantacinquenni. Preoccupano anche le infezioni da Hiv: «nel ventennio 1990-2010 i nuovi casi tra gli over 50 sono aumentati del 25 per cento mentre nelle altre fasce di età l'incidenza è diminuita di 4 volte».

Sulle ragioni di questo nuovo trend epidemiologico si possono fare soltanto ipotesi. Quel che è certo è che a fianco dell’allungamento della vita media e del falso senso di sicurezza dato dall’età e dall’esperienza, un contributo importante è dato proprio «dall’introduzione dei farmaci che combattono le disfunzioni erettili e allungano i tempi della vita sessuale delle persone», ha concluso Suligoi.

Pubblicato su Janus n°5

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