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La salute mentale dei bambini: un problema da non sottovalutare

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Pubblicato il 14/12/2025

Nonostante i report sull’infanzia e l’adolescenza mettano in evidenza da tempo un peggioramento dello stato di salute (intesa in senso bio-psico-sociale) dei bambini e degli adolescenti, questo argomento non supera la cerchia degli addetti ai lavori e non suscita un dibattito più ampio. 

In poche parole non è un argomento che buca i mass media. 

Il problema non riguarda soltanto i Paesi che vedono coinvolti i minori in guerre, prostituzione, sfruttamento. Anche quando si osserva la distribuzione del benessere materiale, dell’istruzione e della salute in molti Paesi occidentali, compresa l’Italia, si può vedere come le condizioni di una parte dell’infanzia e dell’adolescenza si collochino nei settori più svantaggiati. In particolare, in molte nazioni, i livelli di disuguaglianza nel benessere sono tali da comportare, per alcuni bambini e adolescenti, un rischio di esclusione da ciò che è normalmente fruibile dalla maggior parte dei loro coetanei. 

Se l’infanzia e l’adolescenza non sono in pole position rispetto a parametri riferiti al benessere (l’Italia per l’istruzione è al 21° posto della graduatoria e per la salute complessivamente si colloca al penultimo posto), all’interno di essi ci sono aree ancora più a rischio di disuguaglianza: gli adolescenti che presentano problemi di salute mentale e di disabilità, per esempio.

Dai dati sugli adolescenti è evidente che i problemi di salute mentale incidono per una grande percentuale nelle malattie tra i giovani in tutte le società. 

Un’età difficile

L’adolescenza in tutte le latitudini, anche se con sfumature culturali diverse, è considerata un periodo di passaggio denso di cambiamenti significativi, fortemente caratterizzato dalla trasformazione delle modalità di adattamento in vista della costruzione di un nuovo modo di essere e di agire. In questo periodo vengono rimessi in gioco i legami con la famiglia e con il gruppo parentale e ragazzi e ragazze si muovono, in maniera oscillante, tra la richiesta di tutela rivolta al gruppo di adulti di riferimento e il desiderio di indipendenza e autonomia.

Più che parlare di adolescenza si dovrebbe parlare al plurale di adolescenze, nella consapevolezza che esistono modi profondamente variegati di passare attraverso questo appuntamento fisiologico della crescita, connesso anche alle differenze culturali ed etniche. È inoltre utile, parlando di salute mentale, distinguere le crisi adolescenziali, che sono situazioni di difficoltà in sé necessarie a ridiscutere il vecchio ordine e a introdurre elementi di cambiamento, dalle diverse situazioni di vera e propria psicopatologia con esordio in adolescenza.

Si stima che circa il 20 per cento degli adolescenti di tutto il mondo abbia un problema di salute mentale o comportamentale. La depressione è la causa di malattia più importante negli individui tra 15 e 19 anni e il suicidio è una delle tre cause principali di mortalità nelle persone tra 15 e 35 anni.

Inoltre, circa la metà dei disturbi mentali nel corso della vita insorgono prima dei 14 anni e il 70 per cento entro i 24 anni. La prevalenza dei disturbi mentali tra gli adolescenti è aumentata negli ultimi 20-30 anni.

Le cause, in molti casi, sono attribuibili a motivi socio-familiari-ambientali. Infatti l’aumento di questi disturbi è connesso alla disgregazione familiare, alla carenza di adulti di riferimento significativi, all’aumento della disoccupazione giovanile. Nello stesso tempo, i problemi di salute mentale non trattati negli adolescenti sono associati a insuccessi scolastici, disoccupazione, consumo di sostanze stupefacenti e altri comportamenti a rischio. 

Le indagini mostrano come i problemi di salute mentale negli adolescenti comportino costi sociali ed economici elevati dato che, successivamente, si trasformano spesso in condizioni più invalidanti. 

Una risposta efficace

L’ area del bisogno, quindi, è molto vasta e di conseguenza sono molteplici le strutture che possono essere coinvolte negli interventi: sanitarie, nelle sue varie espressioni di servizi dedicati più o meno agli adolescenti (territorio e ospedale), sociali, scolastiche ed educative, della giustizia. 

A tutte sono richieste competenze specifiche, ma anche un elevato livello di integrazione, in quanto la frammentazione che è presente tra gli enti che si occupano di adolescenti e la mancata integrazione e coordinazione tra essi costituiscono un elemento di criticità vista la numerosità degli interventi e l’impiego delle risorse investite. 

Risultano utili, da quanto risulta dai casi in cui è stato possibile fare una sperimentazione, un’articolazione dei servizi offerti e un modello organizzativo che permettano di coniugare l’unitarietà di programmazione e un coordinamento. L’accoglienza degli adolescenti, dei loro bisogni e delle loro famiglie presso i servizi pubblici costituisce un punto nodale di tutto il sistema sociale, sanitario ed educativo. 

Si deve considerare, quindi, che i bisogni specifici degli adolescenti, la complessità dei fattori coinvolti e la loro multifattorialità (individuale, relazionale, culturale, sociale, ambientale) devono trovare servizi e operatori in grado di rispondere in maniera appropriata ed efficace. 

Il modello operativo che si può proporre per un servizio per adolescenti integrato prevede un approccio integrato interdisciplinare globale; un’attenzione costante alla rete fra risorse e servizi; l’integrazione tra i servizi; l’accessibilità e la fruibilità dei servizi da parte dell’utenza, in modo da facilitare la possibilità per gli adolescenti di accedere ed esprimere il loro disagio che, accolto nella sua globalità, può essere collocato nel giusto ambito. 

La risposta comincia da vicino

Per un’efficace prevenzione e promozione della salute mentale è importante lavorare con i contesti educativi e le famiglie e quindi investire nella prevenzione primaria e nel sostegno di chi si occupa di minori: insegnanti, educatori delle comunità per minori, istruttori sportivi, animatori dei centri di aggregazione, educatori a domicilio, servizi sociali, associazioni di volontariato. È all’interno di questi contesti che occorre individuare e ridurre i fattori di rischio e agire sui fattori protettivi dell’individuo e dell’ambiente. 

In questa ottica di prevenzione aspecifica e primaria l’Organizzazione mondiale della sanità ritiene utili le life skills e le strategie che prevedono il rinforzo delle abilità cognitive, emotive e relazionali di base che consentono di operare con competenza sia sul piano individuale sia su quello sociale, portando a comportamenti positivi e di adattamento che rendono capaci di far fronte efficacemente alle richieste e alle sfide della vita di tutti i giorni.

La prevenzione può aiutare a riconoscere i segnali premonitori di patologia, l’insorgenza e la progressione mentre gli interventi precoci idonei possono limitarne la gravità. Dal report dell’Unicef sull’adolescenza emerge che «i giovani i cui bisogni di salute mentale sono riconosciuti hanno migliori relazioni sociali, un migliore rendimento scolastico e hanno maggiori probabilità di diventare adulti ben inseriti e produttivi rispetto ai giovani i cui bisogni non sono soddisfatti. Inoltre, la promozione della salute mentale, la prevenzione e il trattamento dei disturbi mentali consentono di gravare meno sui sistemi sanitari». Inoltre, «una maggiore sensibilizzazione sui problemi di salute mentale e un sostegno sociale generale per gli adolescenti sono fondamentali per una prevenzione e un’assistenza efficaci». 

La protezione della salute mentale degli adolescenti comincia dai genitori, le famiglie, le scuole e le comunità. Un compito importante è perciò educare gli adulti di riferimento (insegnanti, educatori, volontari, genitori) alla salute mentale. Questa maggiore consapevolezza può aiutare gli adolescenti a migliorare le loro abilità sociali e la loro capacità di risolvere i problemi e ad acquisire maggiore sicurezza di sé. Tutto ciò, a sua volta, può alleviare i problemi di salute mentale e scoraggiare i comportamenti a rischio. Questi interventi possono essere realizzati da persone qualificate che non sono necessariamente o esclusivamente operatori sanitari.

Programmi che vedono coinvolte le scuole e che coinvolgono la famiglia risultano essere efficaci per migliorare la salute mentale degli adolescenti, mentre i giovani con disturbi mentali gravi si possono indirizzare verso i servizi specialistici.

L’offerta oggi può essere arricchita anche dalle opportunità fornite dai social network che permettono di utilizzare i servizi di consulenza on line e di costruire progetti che vedano gli adolescenti direttamente coinvolti. Gli stessi adolescenti vanno infatti incoraggiati a essere protagonisti e a contribuire alla creazione di politiche sulla salute mentale.

 

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