Il CERN di Ginevra ne ha dato notizia al mondo lo scorso 4 luglio: la particella elementare mancante che dà massa alle altre è stata finalmente scovata. È il bosone ipotizzato da Peter Higgs quasi mezzo secolo fa, che spiega la natura della materia, come l’universo stia insieme. Si tratta dell’ultimo tassello della cosiddetta teoria del “Modello Standard” della fisica moderna, un patchwork che descrive l’architettura subatomica dell’universo derivante dalla meccanica quantistica e dalla relatività speciale. Intendiamoci: dopo 20 anni impiegati per la costruzione dell’acceleratore di particelle più potente al mondo e 10 miliardi di spesa, molto resta ancora da fare se i fisici italiani del CERN si affrettano a precisare che potrebbero esserci altre particelle della stessa famiglia da identificare1 e «resta ancora da spiegare il 96 per cento dell'universo»2.
Non nominare il nome di Dio invano
Eppure, nonostante la provvisorietà della scoperta, la particella di Higgs è stata presentata sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo come la “particella di Dio”. L’origine dell’espressione deriva dal titolo di un libro divulgativo scritto nel 1994 dal fisico Leon Lederman che l’editore corresse da Goddam particle (particella maledetta, per la sua elusività) in God particle, la particella di Dio3. I fisici sembrano trovare detestabile questo appellativo4 e lo stesso Higgs ha commentato che potrebbe offendere le persone di fede religiosa. La Chiesa non ha invece manifestato contrarietà per l’espressione, perché «non si può fare a meno di mettere anche Dio in mezzo alle meraviglie e agli interrogativi di questo mondo»5 e i commenti apparsi sulla stampa vaticana colgono l’occasione per auspicare avvicinamenti tra scienza, pensiero umanistico e teologia6. Evidentemente, il richiamo a una base razionalistica comune tra scienza e fede religiosa («non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio»7) giustifica il rischio di trasgredire al secondo comandamento.
E torna alla mente la vicenda del matematico libanese Rachid Matta, raccontata da Repubblica nel 2004, che da dieci anni e per quindici ore al giorno si è impegnato a dimostrare la validità del quinto postulato di Euclide, nella convinzione che da questo dipendesse la confutazione delle geometrie “eretiche” non euclidee e, in definitiva, la possibilità di riaffermare un ordine logico dell’universo che «inesorabile come una retta, porta a Dio»8.
L’occhio di Dio
Pur rigettando l’accostamento ingenuo tra la particella elementare e il Creatore, il mondo della fisica non respinge l’idea di una scienza capace di svelare i meccanismi più reconditi della natura e di avvicinarsi alle verità fondamentali che ineriscono al funzionamento dell’universo. Come ha osservato recentemente il fisico Carlo Rovelli sul Sole 24Ore, «l’efficacia della ragione» si dimostra nella sua capacità di leggere, interpretare e prevedere il mondo reale, offrendo attraverso la scienza una rappresentazione corrispondente al vero4. Questa posizione, che riconosce alle discipline scientifiche uno statuto privilegiato rispetto ad altre forme del sapere, si richiama a una certa forma di realismo della conoscenza che l’epistemologo Hilary Putnam ha definito «il punto di vista dell’occhio di Dio»9.
In questo scenario di impronta positivista, la scienza, accreditata come fonte di verità indiscutibili dal megafono dei media, accanto al suo programma di ricerca esplicito veicola anche un programma implicito di interessi secondari. Viviamo al tempo e nel mondo della tecnica, alla scienza indissolubilmente legata, che è divenuta imprescindibile in molti ambiti delle attività umane: dalla sanità allo sport, dall’economia ai commerci. L’attestato di perfezione per i prodotti della tecnica che promana da una scienza divinizzata vale più della sponsorizzazione di una Olimpiade: perde di concretezza, ad esempio, il rischio per la salute insito nei motori diesel, nei pesticidi o nell’alimentazione animale; i farmaci e le tecnologie diagnostiche diventano infallibili; i nuovi prodotti derivanti dalla scienza e della tecnica - metti, un nuovo iPhone - irradiano una luce attrattiva e salvifica, provocando code chilometriche ai negozi o ai centri commerciali.
Nei secoli scorsi, la scienza di Newton era funzionale all’ordine sociale degli Stati Nazione, tanto che in Francia la distinzione di classe divenne principio decisivo dell’organizzazione della società e Luigi XIV – il Re Sole – deteneva il potere solare di controllare/illuminare le attività dello Stato. Con l’ordine eliocentrico del cosmo, scandito dalle orbite regolari degli astri, l’assetto politico acquistava legittimità e diminuiva l’ansia per i cambiamenti sociali in una società organizzata cosmo-politicamente secondo principi analoghi a quelli della natura10.
E oggi che il ruolo della tecnica e della produzione da parte delle società sovranazionali è divenuto preponderante anche rispetto a quello degli assetti politici, l’agenda nascosta della modernità sembra essere piuttosto quella di una nuova Cosmopolis globalizzata, dove i prodotti industriali possono volare sulle ali di una scienza ammantata di verità divina.
Il mistero della pizza
Intanto rimangono inevase le grandi questioni che toccano da vicino la vita degli uomini, come sottolinea Stefano Benni sulle colonne di Repubblica. Commentando con somma ironia la scoperta del bosone, paragonato nell’articolo a un minuscolo cappero sorridente che racchiude in sé il mistero di una pizza ben fatta, lo scrittore e umorista bolognese chiosa come gli scienziati in realtà «non sanno prevedere un terremoto, non sanno curare un raffreddore, non hanno una teoria economica che regga, non sanno fermare il disastro climatico, vanno sulla luna e poi non ci fanno niente, spendono un terzo dei soldi della ricerca per le armi»11. Insomma, il 96 per cento di quel che c’è da sapere rimane ancora un enigma (detto per inciso, come è stata stabilita una percentuale così precisa?), ma consoliamoci pensando che nel 4 per cento in nostro possesso rientrano gli ingredienti per una magnifica pizza tre stagioni: tre, perché la quarta – avverte Benni – se l’è già mangiata la spending review.
Per saperne di più
- Caprara G. «Il Bosone di Higgs? Non è la particella di Dio». Corriere della Sera, 11 Luglio 2012.
- Dusi E. Scoperto il Bosone di Higgs: la particella di Dio esiste davvero. La Repubblica, 4 Luglio 2012
- http://it.wikipedia.org/wiki/Bosone_di_Higgs
- Carlo Rovelli. Caro Higgs quanto sei Standard! Sole 24 Ore, 8 luglio 2012.
- Pier Giorgio Liverani. La particella di Dio e i discepoli di Gagarin. L’Avvenire, 8 luglio 2012.
- Piero Benvenuti. E se diventasse la superparticella di Dio? L’Osservatore Romano, 14 luglio 2012.
- Papa Benedetto XVI. "Fede, ragione e università - Ricordi e riflessioni"; Lectio magistralis del Papa Benedetto XVI presso l'università di Ratisbona. 12 settembre 2006.
- Romagnoli G. Una vita dedicata a svelare il mistero delle rette parallele. http://www.repubblica.it/2004/h/sezioni/esteri/retteparallele/retteparallele/retteparallele.html
- Bernstein R. Rinascita del Pragmatismo. In: Marchetti G (a cura di), Il neopragmatismo. Firenze: La Nuova Italia, 1999.
- Toulmin S. Cosmopolis. The hidden agenda of Modernity. The University of Chicago Press, 1962.
- Benni S. Il bosone di Gennaro e il mistero della pizza. La Repubblica, 6 luglio 2012.

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