Assistenza globale per le vittime di violenza

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La cura dei lividi è solo un frammento dell’assistenza di cui hanno bisogno le persone vittime di violenza. Donne, soprattutto. E in numero ben più alto di quanto le pur troppo frequenti cronache lascerebbero intendere: sette milioni quelle che nel corso della propria vita sono incorse in una qualche forma di violenza fisica o sessuale.

Un numero che «potrebbero indurci a ripartire dai fondamentali», ha ammonito il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della Giornata internazionale della donna (che forse con troppa superficialità si continua a chiamare comunemente festa).

A questi numeri ha voluto rispondere la Regione Toscana con un’iniziativa destinata alle donne (ma anche agli uomini) che si rivolgono al pronto soccorso per curare le ferite di una violenza: un percorso su misura in cui l’assistenza sanitaria si integri con quella psicologica, sociale e legale. 

Identificata una vittima di violenza, viene attivato un «codice rosa», un nome che sottolinea la necessità per questi pazienti di fruire di una specifica tipologia di assistenza, diversa dalle altre. Esattamente come è diversa l’assistenza destinata a un «codice rosso» rispetto a un «codice bianco».

L’iniziativa coinvolge non soltanto il personale sanitario, ma anche magistrati, forze dell’ordine, che si attivano avviando le indagini per identificare e perseguire gli autori delle violenze. 

L’esperienza è raccontata dal giornalista Giuseppe Meucci in un libro (Codice rosa. Il magico effetto domino) che verrà presentato il prossimo 12 marzo a Firenze.

 

Per saperne di più

G. Meucci, Codice rosa. Il magico effetto domino, Pacini Editore, Pisa, 2011

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