Il sistema italiano «favorisce le persone che sono legate alla politica o che sono figli di qualcuno ma non il merito. Sapevo che in altri Paesi non funziona in questo modo. E così sono partito».
È così che l’Italia ha perso un’altra eccellenza. Per la stessa ragione per cui molti altri cervelli sono fuggiti. Ma quella di Paolo Macchiarini, considerato uno dei migliori chirurghi toracici al mondo, è emblematica. L’ha raccontata nei giorni scorsi the Lancet che ha ricostruito la storia di questo figlio di italiani fuggiti in Svizzera durante la Seconda Guerra Mondiale, tornato in Italia per frequentare l’università e andato via di nuovo dal Bel Paese per nutrirsi della cultura medica in giro per il mondo.
L’University of Alabama a Birmingham, negli Usa, il Centre Chirurgical Marie-Lannelongue a Parigi e poi la Germania e infine l’Hospital Clinic di Barcelona, il Karolinska Institutet di Stoccolma. Portando via da ciascuna di queste esperienze qualcosa: «Penso che se stai per tutta la vita in un solo posto restringi le tue capacità», ha detto alla rivista inglese. «In Germania ho acquisito le competenze organizzative, in Francia la creatività».
Una formazione che nel 2008 gli ha consentito di eseguire un trapianto di trachea senza precedenti: l’organo del donatore è stato colonizzata con cellule staminali del ricevente azzerando così le probabilità di rigetto. E tre anni più tardi il primo trapianto di trachea senza donatore: lo scheletro dell’organo era costituito da nanomateriali completamene sintetici.
Da allora l’Italia ha cercato di recuperare Macchiarini, ma sono state altre delusioni per il chirurgo che forte solo del suo curriculum si è accasato altrove: al Karolinska Institutet di Stoccolma.
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