La notizia è di quelle che fanno indignare e poi riflettere.
Due gemelli di tre anni, entrambi affetti da autismo, sono stati ritirati dai genitori dalla loro scuola, perché - hanno riferito mamma e papà all’Adnkronos Salute - «il servizio offerto dalla scuola non era adeguato alla loro assistenza. E questo nonostante le iniziali rassicurazioni, che ci erano arrivare in estate dalla dirigente scolastica».
I bambini erano in trattamento da dieci mesi con la terapia Aba (Analisi comportamentale applicata) che prevede costanti sedute a domicilio. Quello che i genitori chiedevano era che gli operatori che seguono i nostri bambini fossero formati Aba in modo che ci fosse una continuità tra la terapia seguita a casa e la scuola.
La scuola non ha fornito il trattamento e ora i genitori, oltre al ritiro dei bambini, stanno pensando al trasloco in un comune in grado di offrire loro il servizio auspicato.
Questi i fatti.
Sullo sfondo, tuttavia, c’è la nube che circonda ancora il pianeta autismo. Le terapie efficaci e quelle offerte da ciarlatani. I diritti spesso poco definiti e difficilmente esigibili di quanti ne sono affetti e delle loro famiglie. L’informazione carente a tutti i livelli.
A fare chiarezza potrebbero contribuire le “Linee guida per il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini” che sono state da poco pubblicate on line dal Sistema nazionale per le linee guida (Istituto superiore di sanità) e verranno presentate ufficialmente il prossimo gennaio.
Per inciso, secondo le linee guida l’Aba è uno dei pochi trattamenti consigliati, poiché «gli studi sostengono una sua efficacia nel migliorare le abilità intellettive (QI), il linguaggio e i comportamenti adattativi nei bambini con disturbi dello spettro autistico», si legge nelle linee guida.

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