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Alzheimer: promesse e delusioni

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Pubblicato il 25/05/2025

L’impresa che si vorrebbe realizzare è senza precedenti. Negli Usa è ai nastri di partenza un trial clinico che verificherà l’efficacia di un nuovo farmaco nella prevenzione dell’Alzheimer. 

Anche se si prevede che costerà oltre cento milioni di dollari (un sesto dei quali pubblici), non si tratta di una sperimentazione su grandi numeri di pazienti. Tutt’altro. I ricercatori somministraranno il farmaco soltanto a 100 persone al momento sane, ma portatrici di una mutazione genetica che si ritiene predisponga all’insorgenza della malattia, 

Il nuovo farmaco - un anticorpo monoclonale - si lega alla proteina beta amiloide responsabile delle placche caratteristiche dell’Alzheimer. Ed è qui una particolarità della sperimentazione: la correlazione causale tra placche amiloidi e malattia non è stata dimostrata. 

A far più discutere, tuttavia, sono altri elementi. Innanzitutto, l’impiego del farmaco su soggetti sani selezionati sulla basa di una peculiarità genetica e gli endpoint che certificheranno l’efficacia del farmaco (un aspetto non secondario quando si ha a che fare con una malattia la cui diagnosi è ancora di estrema complessità).

Il trial è soltanto uno dei tasselli nella battaglia che nelle scorse settimane il governo Usa ha dichiarato all’Alzheimer, stanziando 50 milioni di dollari alla ricerca sulla patologia. L’obiettivo è renderla prevenibile e curabile entro il 2025. 

Già oggi, l’Nih sta spendendo mezzo miliardo di dollari l’anno, la metà dei quali in ricerca genetica. Ma i risultati per il momento tardano ad arrivare.

Intanto, nei giorni scorsi il Wall Street Journal ha riaperto la discussione su un aspetto spesso trascurato quando si parla di Alzheimer: la diagnosi precoce. Ha senso sapere precocemente di essere affetto da una malattia che non ha attualmente cure? Lo ha fatto raccontando la storia di una donna che dopo aver inseguito con caparbietà una diagnosi per un lieve declino cognitivo ha dovuto convivere con la consapevolezza di una condanna. «Questa diagnosi non può dare alcun beneficio alle persone ammalate. Distrugge soltanto il loro spirito», ha commentato il marito.

Per saperne di più

  • Melinda Beck , The Curse of a Diagnosis, Wall Street Journal, 21 maggio 2012
  • A New Attack on Alzheimer’s, New York Times, 20 maggio 2012
  • Meredith Wadman, US government sets out Alzheimer’s plan, Nature, 22 maggio 2012

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