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Al Servizio sanitario nazionale i soldi non bastano più

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Pubblicato il 16/03/2026

Tempo di bilanci. Al quinto anno di crisi economica e all’ennesimo di tagli nella sanità il Censis è andato a guardare quali sono stati gli effetti sul Servizio sanitario nazionale.

Di certo, secondo l’istituto diretto da Giuseppe De Rita, la sanità pubblica è in affanno e sempre più spesso i cittadini, per godere di beni e servizi sanitari, devono mettere mano al portafoglio. 30,6 miliardi di euro è quanto hanno speso nel 2010, un 8 per cento in più rispetto a soltanto tre anni prima. 

Per comprendere come ciò sia avvenuto basta osservare la spesa per i farmaci: a fronte di un taglio del 3,5 per cento della spesa pubblica in questo settore è aumentata del 10,7 per cento quella privata. Insomma, anche se lo Stato smette di rimborsare i farmaci i cittadini continuano ad ammalarsi e i farmaci di cui hanno bisogno li pagano di tasca propria. Nel frattempo aumenta il peso dei ticket sui farmaci (che a fine anno si supererà di molto il miliardo di euro) e, se non verranno aboliti, arriverà presto la stangata dai ticket su diagnostica, specialistica e pronto soccorso, che unita a quella sui farmaci sarà un nuovo salasso stimabile in 4 miliardi di euro.

Il trend sembra inarrestabile, tanto che secondo il Censis nel 2015 ammonterà a 17 miliardi di euro il gap tra le risorse di cui ci sarebbe bisogno per coprire i bisogni sanitari dei cittadini e i soldi pubblici che presumibilmente il Servizio sanitario nazionale avrà a disposizione.

TAGLI ALLA SALUTE - Intanto, gli effetti della politica di tagli alla sanità cominciano a farsi vedere anche sulla qualità dei servizi. Per il 31,7 per cento degli italiani il Servizio sanitario della propria Regione è peggiorato negli ultimi due anni (lo pensava il 21,7% nel 2009) e la percentuale di delusi è ancora più alta nelle Regioni sottoposte a Piani di rientro dal deficit sanitario. Una conferma dei timori iniziali sulla strategia della cinghia stretta: «in queste Regioni si spende meno rispetto al passato, ma per ora non si spende meglio»,  secondo il Censis.

CACCIA ALL’OFFERTA - Se peggiora la qualità dei servizi, diminuisce il numero di quelli offerti gratuitamente ai cittadini, non stupisce allora che decolli la sanità low cost, il cui valore ha ormai raggiunto i dieci miliardi di euro ed è destinato a crescere del 25 per cento l’anno.

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