Infermieri col martello

Una piccola notizia pescata dal mare magno di fatti che costituiscono la “storia femminile del mondo”, proposta da Rosalind Miles in Chi ha cucinato l’Ultima Cena? (ed. Elliot, 2009). L’immagine con cui è stata tramandata la figura di Florence Nightingale, la «signora con la lampada», sarebbe un falso storico. 

Perché in Crimea, dove l’energica inglese curava i feriti in guerra, era nota piuttosto con l’appellativo di «signora con il martello». 

La trasformazione è dovuta a un cronista del Times, che riteneva la denominazione troppo volgare per i suoi lettori. 

«Signora con il martello» Florence era diventata il giorno in cui, martello in mano, aveva forzato la porta di un deposito che un ufficiale si ostinava a tenere chiuso. Nel deposito erano custoditi i materiali medici che le servivano per curare i malati. L’immagine della devota infermiera, che si aggira di notte vegliando sui poveri infermi, le è stata cucita addosso con finalità edificanti. Ma è una forzatura storica, oltre che un melenso ghirigoro maschilista: modellava bene l’immagine che si aveva della donna, in particolare della donna che si occupava dei malati.

Ai nostri giorni è molto più attuale Florence Nightingale con il martello in mano. Non sono più miopi ufficiali di fureria quelli che chiudono i depositi di medicinali e presidi sanitari, ma i tecnici dei bilanci, in nome della spending review. La subalternità non è più solo quella degli infermieri rispetto ai medici, ma tutti i professionisti sanitari, compresi i medici, sono diventati subalterni rispetto a chi è autorizzato a decidere quanto si può spendere e quali sono le priorità. Sentiamo una profonda nostalgia di figure dirompenti che, in nome degli impegni di cura che hanno scelto come professione, osino far violenza ai nuovi conformismi che si traducono in danni di salute.

Commenti

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Fino ad oggi l’immagine del martello mi rimandava al detto popolare americano “Se hai un martello in mano, tutto ti sembra un chiodo”, attribuita a Mark Twain, ma la cui paternità si deve ad Abraham Maslow. Con questa efficace metafora lo psicologo statunitense ci metteva in guardia dall’autoreferenzialità, da quelle visioni monocromatiche, assolute, che non lasciano spazio a prospettive diverse. Il mondo della Medicina è pieno di “martelli” emblematici: se sei un chirurgo, le tue indicazioni ad intervenire saranno certamente più numerose di quelle proposte da chi non tiene mai un bisturi in mano, così come chi usa palloni e stent difficilmente indirizzerà quel paziente ad una cura diversa da quella che lui stesso gli può garantire in sala di emodinamica. Insomma, sappiamo bene che i percorsi clinici non dipendono sempre dal tipo di patologia in questione, ma da quale medico s’incontra! Ma da oggi ho imparato un altro significato simbolico del “martello”, grazie alla rilettura che Sandro Spinsanti ci propone del mito che circonda Florence Nightingale. Sogno il giorno in cui si organizzi una seria resistenza al cinico ed iniquo conformismo alla dittatura del "governo dei tecnici” dell’economia, che abilmente hanno trasformato un doveroso strumento di gestione in un totem cui i professionisti sanitari devono mostrare incondizionata deferenza. Una bella martellata simbolica ai chierici della contabilità non è più rimandabile, per risvegliare nella coscienza professionale di infermieri e medici il dovere di difendere il valore della salute dal pensiero unico dei costi e dei ricavi.

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