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Il cinema non sa raccontare il cancro

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Pubblicato il 18/05/2026

Spesso il cinema affronta tematiche molto delicate, e la malattia è una di queste. Ma quando si tratta di cancro, sembra che la settima arte non riesca quasi mai a trovare il giusto equilibrio. Da una parte si rischia la banalizzazione, dall'altra l'eccessiva drammatizzazione hollywoodiana che non rispecchia la vera lotta quotidiana dei pazienti e delle loro famiglie.

Nei film il percorso di guarigione o l'aggravarsi della malattia vengono spesso raccontati attraverso cliché: la scena della rasatura dei capelli per anticipare la chemio, l'improvviso momento di rivelazione esistenziale, il pianto sotto la pioggia, il viaggio on the road intrapreso all'ultimo momento.

Ma la realtà clinica e personale è fatta di giornate lunghe e noiose in sala d'aspetto, di burocrazia infinita per ottenere i farmaci, di stanchezza cronica che non ha nulla di romantico o di cinematograficamente accattivante. È fatta di silenzi, di dubbi, di piccole vittorie e di speranze che spesso non hanno una colonna sonora epica in sottofondo.

Sarebbe auspicabile una maggiore attenzione da parte di registi e sceneggiatori. Un approccio più documentaristico o perlomeno più vicino alla realtà quotidiana della medicina e dei pazienti potrebbe aiutare non solo a sensibilizzare il pubblico, ma anche a far sentire chi affronta davvero questa malattia meno solo e meno "diverso" dai modelli inarrivabili proposti sul grande schermo.

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